Un caldo pomeriggio a Roma. Un ufficio vuoto e una ragazza scomparsa danno il via a un mistero ancora aperto.
Una ragazza come tante.
Simonetta Cesaroni nasce a Roma il 5 novembre del 1969. Vive nella periferia sudest della città, insieme ai genitori e alla sorella Paola.
È una donna determinata, testarda, innamorata da poco di Raniero Busco.
È l’estate del 1990, a Roma le strade sono disabitate e fa molto caldo. In Via Carlo Poma 2, nel quartiere Prati, un ufficio semivuoto aspetta Simonetta, precisa e puntuale.
Una paura crescente.
La sera verso le 20:30 Simonetta non è ancora tornata. È strano. Non è da lei fare tardi senza avvisare.
La madre chiede a Paola di cercare la sorella Simonetta. Così inizia una serie di telefonate al suo capo, Salvatore Volponi, ma tutte le volte la linea è occupata.
La sorella decide di andare a casa di Volponi. Lui le dice che quel pomeriggio dovevano fare una telefonata, che però non era mai arrivata. È visibilmente nervoso. Si scusa e dice: “Non ricordo l’indirizzo dell’ufficio, lo ricorda Bizzocchi, il mio socio”.

La scoperta in Via Poma.
Il figlio di Volponi trova l’indirizzo sulle pagine gialle, Via Carlo Poma 2. Tutti corrono all’indirizzo. Trovano Pina, la moglie del portiere, che apre con riluttanza. Dentro, silenzio assoluto.
Volponi entra per primo. Vede la scena. Il corpo senza vita di Simonetta, completamente piena di sangue. Una scena così violenta da togliere il respiro. Con le mani nei capelli urla: “Oddio, B******o!”.
Il corpo di Simonetta giace riverso, con 29 ferite da taglio. Paola è paralizzata. Chiamano subito il 113.
Riflettori puntati su via Poma.
In breve tempo il caso fa notizia. Sia tv che giornali iniziano a parlarne. Chi aveva commesso il delitto di via Poma?
La polizia segue varie piste. Prima l’ex fidanzato Raniero Busco. Poi il portiere dello stabile. Poi altri ancora. Ma ogni accusa cade. La scena del crimine è contaminata. La gestione delle prove è caotica, con errori e omissioni mai chiariti.
Processo senza colpevoli.
Busco viene rinviato a giudizio solo vent’anni dopo. Condannato in primo grado, poi assolto in appello e in Cassazione. Nessuno viene più accusato formalmente.
Rimane uno dei più famosi misteri italiani, una vicenda che dura ormai più di trent’anni, costellata da sospetti, ipotesi, congetture e apparenti tentativi di depistaggio. Il nome di Simonetta Cesaroni continua a chiedere verità. Il delitto di via Poma rimane un buco nero nella giustizia italiana.

