Allertati dal maggiore, i soldati proseguono marciando in direzione del proprio posto di guardia, così da raggiungerlo e passarvi la notte.
Scuotendo la testa si lisciò ancora una volta i folti baffi all’insù, e tirò la punta della barba perché sagomasse il viso facendolo apparire più slanciato. “abbassate la testa”, disse il suo superiore ai suoi uomini, “e se dovete accendervi una sigaretta, non fatene brillare più di due con lo stesso fiammifero.”. Hans, che aveva il brutto difetto di una distanza tanto breve tra cervello e bocca da non aver tempo di applicare un filtro ai pensieri, chiese “come mai?”, a voce abbastanza alta da essere sentito.
Per tutta risposta, il maggiore si voltò verso di lui.
Gli lanciò uno sguardo truce, “il suo tenente saprà rispondere…vero tenente?”, domandò, con voce velenosa. Lui annuì, “certo. Perché un tiratore scelto nemico si accorge che c’è qualcuno guardando la prima sigaretta. Aggiusta la mira guardando alla seconda e poi spara in direzione della terza”. “bene”, sussurrò l’uomo “così voglio vederla, tenente von der Tanner”, “grazie signore”, gli rispose. I tassi di alfabetizzazione, in quel periodo storico, si fossero alzati incredibilmente. Ma Hans era riuscito con grande fatica a salire sull’ultima carrozza del treno di quel progresso. Le sue doti di comprensione e produzione scritta, dunque, non erano granché e perciò non aveva letto il manuale.
Non era colpa sua, visto e considerato che ci metteva un’ora a leggere una lettera di tre pagine e durante l’addestramento capitava di rado che avesse tutto quel tempo da dedicare a sé stesso. Proseguirono in silenzio, a testa bassa sotto le trincee. Stavano in basso rispetto alla linea del suolo cosicché, se anche qualcuno dall’altra parte avesse deciso di sparare, non sarebbe stato possibile falciarli. A quel punto, Jonas e Oliver si accesero una sigaretta.
Hans fece per prendere il fiammifero, ma il suo sguardo (eloquente), riuscì a farlo desistere: sarebbero stato puniti tutti in un modo così severo da portarne le cicatrici per tutta la vita, probabilmente. Lentamente, infilò una mano sotto il cappotto blu con le insegne del suo reggimento. Tirò fuori un portasigarette con l’emblema della sua famiglia e una scatola di fiammiferi. “Tieni, Hans”, disse, porgendoglielo con un sorriso “prendi una di queste”.
Ne mise anche lui una tra le labbra, poi fece scattare un fiammifero e le accese entrambe.
Il maggiore, senza neanche chiedere, ne prese una dalla scatola di alluminio. Poi, diede fiamma a un cerino che si era tirato fuori dal capotto grigio dell’uniforme prussiana, iniziando a fumare. Non glie la aveva neanche chiesta. Ma non ne aveva bisogno: per lui il grado era più importante della buona educazione. Naturalmente lui non ebbe niente da ridire in proposito (come avrebbe potuto?) e continuò a camminare silenziosamente, mentre si allontanavano dal resto delle trincee.
Continua…

