Ventitré anni.
Tanto è servito perché una delle tre sorelle del rating, la più severa Moody’s, decidesse a riaprire la pagellina dell’Italia e finalmente aggiungesse un “+” accanto al voto.
Il giudizio sul nostro debito sovrano sale da Baa3 a Baa2, e l’outlook si stabilizza. Una notizia che rimbalza sui mercati come un “ok, ci siamo quasi”. E che la politica, com’era prevedibile, cavalca come una conferma: “vedete? La direzione è quella giusta”.
Ma dietro gli applausi e i comunicati stampa, c’è molto di più: questa promozione è un voto di fiducia condizionato. Un “bravi ragazzi, ma non mollate il colpo”.
Perché Moody’s ha promosso l’Italia (e perché proprio ora)
La motivazione ufficiale della casa di rating è elegante, quasi british. Stabilità politica, continuità delle politiche economiche e progressi sul PNRR.
Tradotto in linguaggio più umano e meno “rating” possiamo sintetizzare in un non stiamo più cambiando governo ogni anno, il deficit è stato riportato in binari più credibili, sul PNRR, miracolo inatteso, siamo tra i più veloci d’Europa.
Inoltre Moody’s si spinge oltre e apre una finestra sul futuro: dal 2027 il debito pubblico italiano potrebbe scendere.Scendere? Forse è un errore…Invece no!Non precipitare si intende. Scendere piano, piano.
Ma quali sono le condizioni?
Non tutto luccica. La stessa analisi di Moody’s mette in chiaro che la crescita deve rimanere sostenuta (in Italia parola da sempre quasi esoterica), gli avanzi primari devono aumentare, qualsiasi scossone politico o rallentamento rimetterebbe tutto in discussione.
Il messaggio è semplice: la strada è quella giusta, ma è stretta come una ciclabile nella Milano di Sala. Ops, povero corso Buenos Aires…
E se la crescita fa cilecca, se le riforme si fermano? Se il sistema entra in una nuova fase di instabilità?
Allora la traiettoria del debito torna a peggiorare, e Moody’s non aspetterà altri 23 anni per correggere il voto. Agirà subito, bocciando il bel Paese.
Il ruolo del PNRR: sorpresa, stavolta siamo i più diligenti
Nel passaggio dedicato al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Moody’s sottolinea un dato che spesso sfugge nella narrazione quotidiana: l’Italia è uno dei Paesi più avanti per milestone completate e fondi effettivamente erogati. Possibile? Roba da non credere. Ei cugini francesi? E i super tonici tedeschi? Possibile, sì.
Non perfetti certo, non infallibili certo, ma “performanti”, e nel contesto italiano non è una parola banale. Anzi.
Il 2026 sarà l’anno decisivo: chi porta a casa i risultati, prende il premio. Chi si inceppa, perde credibilità per un decennio. Moody’s, per ora, vede progresso e continuità. E noi tifiamo per il nostro Paese. Ma forse in Italia c’è chi non tifa per questo successo. Che tristezza.
Mercati sono più sereni e quindi?
L’upgrade non è un semplice simbolo, un gagliardetto da sventolare. Questa promozione, potrebbe concretizzarsi in interessi più bassi sui BTP (debito pubblico), maggiore fiducia degli investitori istituzionali (afflusso di soldi), un po’ di respiro nel servizio del debito (meno emissioni), immagine internazionale meno ballerina rispetto al passato (più accordi internazionali)
In un Paese che spende oltre 70 miliardi l’anno solo per pagare gli interessi, pochi decimi percentuali in meno sono ossigeno puro e meno debito pubblico. Ma spiegatelo a quelli che…A prescindere!
La politica festeggia. Ma il nodo resta la “resilienza italiana”
Il governo Meloni rivendica la promozione come prova della sua linea economica che si è tradotta in ordine nei conti, stabilità, riforme non ideologiche. La realtà è che, dopo anni di fibrillazioni, di crisi politiche in successione, il quadro politico appare più compatto e stabile.
Moody’s però non è innamorata dell’Italia. Ha studiato, analizzato e si è semplicemente convinta che oggi l’Italia è meno rischiosa di ieri. Con buona pace di chi guidava l’autobus ieri e ieri l’altro.
La differenza è sottile… ma enorme.
L’Italia resta un Paese sotto osservazione
Ci sono tre zavorre che Moody’s elenca senza grandi giri di parole. L’Italia comunque ha un debito gigantesco (uno dei più alti al mondo), una crescita potenziale debole da decenni (siamo il Paese dello “0 virgola”), e in ultimo ma non per importanza, un invecchiamento della popolazione che frenerà produttività e consumi. L’inverno demografico.
Elementi questi che nessun governo può ignorare. Nei prossimi anni ci vorrà molto impegno e competenza (non congressi di partito) per cercare di governarli. Sarà necessari una visione sistemica che purtroppo non si vede molto in giro nel nostro Paese. Molti economisti di grido sono ahinoi al servizio non del Paese ma della fazione. Non si potrà solo gestire il deficit, sarà necessario compiere scelte innovative, di visione strategica e poco tattica.
Ma alla fine cosa significa questa promozione?
Se ho ben compreso significa che l’Italia non è più vista come l’anello debole dell’eurozona (non ridiamo delle disgrazie altrui), che il governo attuale ha convinto gli osservatori internazionali sulla sua tenuta alle difficoltà, che il sistema Paese (finalmente) segnala continuità politica e operativa. Ma ragazzi la vera partita comincia adesso…!
Moody’s, in fondo, manda all’Italia un messaggio molto chiaro: “Bravi, ma non vi montate la testa”.
E forse, per una volta, questa è la lettura più onesta intellettualmente.
Redazione

