La scena. 508 metri di vuoto, 90 minuti di silenzio
Taipei, Taiwan. 25 gennaio 2026: Alex Honnold completa una scalata del Taipei 101 (508 metri) senza corde né protezioni, in stile “free solo”. Il tempo riportato è attorno ai 90–91 minuti. Non è solo un’impresa sportiva: è un evento mediatico, trasmesso in diretta.
Honnold è già un nome mitologico nell’arrampicata: quando il tuo CV include imprese che la gente considera “impossibili”, ogni nuovo tentativo diventa automaticamente una notizia mondiale.
Come ci è riuscito. Appigli urbani, vento e “bamboo boxes”
La parte interessante (e poco raccontata nei titoli) è il come: non è “solo coraggio”. È lettura della parete, gestione del rischio, controllo del corpo e dei tempi. Le cronache raccontano che Honnold ha sfruttato sporgenze a L, balconate e sezioni architettoniche della torre, affrontando tratti descritti come i più complessi nella zona delle strutture a “scatole” tipiche della facciata. E c’era anche il vento: in cima non sei “alto”, sei esposto.
In più, un dettaglio da manuale: l’evento era stato programmato e poi posticipato per pioggia. Traduzione: non è improvvisazione, è gestione del contesto.
Netflix, autorizzazioni e la domanda che spacca: “è sport o è rischio venduto?”
Qui si apre il tema serio. L’impresa ha avuto supporto organizzativo e autorizzazioni (anche dal management della torre e dalle autorità locali, secondo le ricostruzioni). Questo è un passaggio enorme: trasforma un gesto “da montagna” in un prodotto globale, con regia, audience e pressione mediatica.
E inevitabilmente scatta il dibattito etico. Normalizziamo l’idea che il rischio estremo sia intrattenimento? Quanto pesa la diretta sulla scelta di “andare avanti comunque”? E soprattutto: che cosa succede dopo, quando altri proveranno a imitare?
Non è moralismo: è un problema reale, perché la cultura pop funziona così. Se lo vedi in streaming, sembra “fattibile”. Spoiler: non lo è.
Taiwan e la narrativa internazionale: un colpo di soft power
C’è un’altra lettura interessante: Taiwan finisce spesso sulle prime pagine per tensioni geopolitiche e tecnologia. Qui, invece, diventa protagonista per una storia positiva, spettacolare, umana. Reuters segnala anche il valore simbolico dell’evento per l’immagine del Paese, e le reazioni istituzionali lo confermano.
È soft power puro: fai parlare di te con un’impresa iconica, associando il nome “Taipei” a qualcosa di epico, non a un rischio di crisi.
Il pensiero di NDP
La scalata del Taipei 101 è una di quelle cose che ti lasciano in uno stato mentale strano: metà ammirazione, metà inquietudine. Perché è vero: Honnold è un atleta fuori scala. Ma quando il limite umano diventa “contenuto”, il confine tra grandezza e spettacolarizzazione del pericolo diventa sottilissimo. E quel confine, nella cultura digitale, si consuma in fretta.
La Redazione di National Daily Press

