I pesci rossi nella palla di vetro nuotano con uno slancio, con un gusto di inflessione del loro corpo sodo ed armonioso; erano prigionieri, ma si erano portati dietro, in prigione, l’infinito! (Emilio Cecchi)
Critico letterario, critico d’arte, italiano e grande giornalista, morto nel 1966, ci dice che, vedendo dei pesciolini a casa di un amico (usa questa metafora per suggerirci che quei pesciolini si muovono con eleganza, quasi fossero nell’immenso oceano) realizza che sono, in realtà, prigionieri. Eppure essi hanno portato con se stessi il respiro del mare, delle distanze infinite e sono come la memoria di quella libertà che è rimasta attaccata a loro… anzi, dentro di loro (fuor di metafora, ci sottolinea che si può essere condannati su una sedia a rotelle, oppure condannati ad un’esistenza monotona o persino relegati in un cella, ma l’anima può librarsi oltre, nello spazio infinito del cielo, nel volo verso altri orizzonti che la lettura o il pensiero rendono possibili).
Tutti noi siamo condizionati (e vi sono tante variabili che lo determinano), ma sta a noi scegliere, se subire o affrontare il condizionamento!

