Lo sapete tutti, vero? Ci sono storie che nascono per caso. Ma sapete che ci sono anche storie che nascono… dal pavimento?
Eccone una. Nel cuore dell’Andalusia c’è Bélmez de la Moraleda. È un piccolo centro spagnolo che fino al 1971 non pensava di ambire al ruolo di capitale mondiale del mistero.
Ma il 23 agosto di quell’anno accade qualcosa che ancora oggi divide, inquieta e fa discutere più di molte conferenze accademiche. Grande!
La macchia sul pavimento e la prima apparizione del volto
Maria Gómez Cámara, immaginate una donna semplice e profondamente religiosa, nota una macchia sul pavimento della sua cucina. Nulla di strano, penserete giustamente. Le cucine ne vedono di peggio. Certamente la mia. Ma quella macchia, un giorno dopo l’altro, prende forma. Una forma precisa e dettagliata. Un volto umano. I peli del corpo si rizzano vero?
Non un profilo vago, non un semplice effetto di luce ma un viso. Con occhi, lineamenti, espressioni. Non siamo in Italia ma comunque le persone parlano subito di Vergine Maria. La fede, si sa, cerca sempre un appiglio all’ultraterreno. Ma la cosa che più inquieta tutti non è la verosimiglianza, è la persistenza dell’immagine.
Acqua, olio di gomito, detergenti aggressivi, prodotti chimici di varia natura magari anche illegali. Niente. Il volto restava lì. Come se la superficie della cucina avesse deciso di osservare chi lo calpestava.
Il tentativo di distruggere il pavimento e la scoperta del cimitero medievale
Spaccare tutto, una soluzione.
La famiglia Gómez, è furibonda e forse anche un po’ spaventata. Decide di fare ciò che ogni animo pragmatico avrebbe fatto. Spaccare tutto, a picconate. Eliminare l’immagine con la forza, eliminando la superficie sulla quale è impressa. Fine della storia.
Ma la storia, come spesso accade, non è d’accordo. E resiste.
Il sindaco forse intravede il business, turismo e ciarpame religioso vario. E blocca i lavori. Ma arriva la delusione, nessuna madre vergine Maria ma, sotto la casa, emerge un dettaglio che avrebbe fatto gongolare uno sceneggiatore horror. Un antico cimitero cattolico del XII secolo.
Scheletri. Resti umani di varia natura, organica e non. Tutti ricomposti e sepolti con rito degno. A questo punto sindaco, giunta, notabili locali e la famiglia Gómez decidono con determinazione. Una bella gettata di cemento e si sigilla il tutto. Si chiude il capitolo.
Le nuove apparizioni e il caso paranormale che divide la scienza
Troppo facile, troppo umana la soluzione. Il volto ritorna, anzi a questo se ne aggiungono altri. Non uno. Molti. Diversi. Espressioni nuove. Come se la pietra avesse la capacità di immaginare.
Scienza o suggestione o qualcosa di più?
Come potete immaginare Bélmez diventa meta di una gamma di personaggi, alcuni inquietanti. Studiosi del paranormale, giornalisti, scettici professionisti e curiosi con la macchina fotografica facile.
Le spiegazioni si sprecano e si superano in fantasia in una gara senza vincitori. Anime perse, fenomeni psichici, reazioni chimiche capaci di modificare la pietra. Purtroppo non in oro. Nessuna teoria ha mai convinto del tutto e nessuna interpretazione ha chiuso il caso.
I nostri volti si palesano in modo casuale (oggi randomico?!) e ogni rappresentazione è diversa. Testimoni giurano di aver avvertito, alle apparizioni, un freddo improvviso e una sensazione di oppressione. I peli si rizzano ancora! Suggestione collettiva, autosuggestione? Forse qualcosa che la fisica non ha ancora catalogato?
La casa, intanto, diviene attrazione turistica internazionale. La fotografano, analizzano, misurano. Il pavimento, forse in segno di insofferenza, continua sdegnoso a fare ciò che vuole.
Pareidolia. È prima uno sfoggio e poi un termine scientifico. Indica la tendenza della mente umana a riconoscere volti dove non ci sono. Nelle nuvole (io lo faccio sempre), nelle rocce, persino nella schiuma del cappuccino del bar. Questo però se vi succede fatevi aiutare.
Nel caso in esame però ci sono variabili difficilmente inquadrabili in questa tendenza. Perché quando un volto compare, scompare e ricompare nello stesso punto, il dubbio smette di essere solo psicologico e diventa narrativo. E la narrazione, si sa, è più potente dei fatti.
I Volti di Bélmez rimangono uno dei casi più celebri e controversi del paranormale contemporaneo. Non tanto per ciò che dimostrano (forse nulla) ma per ciò che suggeriscono. Eh sì, forse la realtà è meno lineare di quanto desideriamo sia.
Personalmente credo che l’uomo abbia semplicemente bisogno di mistero tanto quanto di certezze.
E in fondo in fondo, diciamolo via. L’idea che il pavimento possa guardarci è inquietante. Ma anche straordinariamente umano. Come la follia… Questa sera non guardatevi allo specchio, potreste scorgere qualcuno diverso da voi.
Giulio Valerio Santini

