Lo stereotipo più che mai presente oggi è nelle parole e nei gesti della vita reale. Forse ancora di più nelle immagini della seconda vita. La vita digitale in cui l’uomo si è creato una nuova identità e una nuova socialità per un bisogno di autoaffermazione.
Scatole e gabbie di banalità e semplificazione vengono create dall’uomo reale e dall’intelligenza non reale per rinchiudere cose e persone in schemi trattabili con semplici algoritmi marketing.
Scompare lentamente la semantica, l’approfondimento e il sentire individuale, a favore di un sentire comune basato sull’emozione del momento e non sulla conoscenza di sé e del contesto.
E’ necessario fare strenuo esercizio ginnico mentale per non restare con un piede rinchiuso nelle trappole odierne.
Ecco una proposta quotidiana, da fare prima di colazione, come le figure di tai chi o una leggera seduta di yoga.
- Step 1. Respiro profondo: Pensiamo ad un oggetto, ad esempio, una mela.
- Step 2. Visualizzazione: scriviamo ogni immagine che ci richiama una mela, avvicinandoci via via al nostro vissuto. Almeno 20 occorrenze!
(rosicchiata e grafica come il simbolo di un computer, rossa e succosa come quella di Biancaneve, quella vintage disegnata nei ricettari, a pezzetti nella apple pie, quella laccata caramellata del circo, quella verde dell’estratto detox, quella gialla rugosa con poco zucchero che mangiava la nostra nonna).
- Step 3. Scarto: eliminiamo almeno le prime 15, derivanti dal condizionamento culturale, sociale, marketing, dall’istruzione, dalla globalizzazione.
- Step 4. Interroghiamoci: Cosa resta di veramente nostro? Abbiamo trovato un’impronta di mela veramente nostra, unica che non si riesce ad inserire in qualche banale scatola già creata da altri?
Se la risposta è si, ottimo! Domani si parte con un altro oggetto! Se la risposta è no, abbiamo bisogno di altro esercizio!
[Ndr: La mia mela è quella al forno con il vino e lo zucchero, un po’ bruciacchiata e raggrinzita, che cucinava mia nonna per colazione. Nel disegnarla ogni tanto uso come colore il caffè, quello che lei beveva di schiena, davanti alla finestra, durante la mia colazione con la mela. Così mentre disegno il profumo mi porta lì.]
