Federica Mogherini non era una diplomatica qualsiasi. Era il volto internazionale del Partito Democratico e della sinistra europeista: ex ministra degli Esteri nei governi italiani e poi Alto rappresentante UE per la politica estera. Una carriera costruita su relazioni internazionali, mediazione diplomatica e immagine di integrità istituzionale. Ed è proprio per questo che la notizia del suo fermo a Bruxelles, nell’ambito di un’indagine per frode e corruzione, ha avuto l’effetto di una bomba politica.
Le accuse: appalti, favoritismi, conflitti di interesse
L’indagine riguarda l’assegnazione di contratti legati alla “diplomatic academy” dell’UE, un progetto di formazione finanziato con fondi comunitari. Secondo le ipotesi investigative, alcune informazioni interne sarebbero state utilizzate per orientare la gara in modo non trasparente, violando i principi di concorrenza. Nella ricostruzione degli inquirenti compaiono segnali di possibile conflitto di interessi, interferenze e scambi impropri di informazioni. Non siamo davanti a dettagli di colore: stiamo parlando di ipotesi di vera e propria manipolazione nelle procedure di gara europea.
L’intervento di EPPO e OLAF
A muoversi è stato l’EPPO, l’Ufficio del Procuratore Europeo, con il supporto dell’OLAF, l’organo anti-frode dell’UE. Non è una piccola indagine periferica. È un’operazione di livello istituzionale, con perquisizioni nelle sedi dell’European External Action Service a Bruxelles, negli uffici del College of Europe a Bruges e nelle abitazioni personali degli indagati. In altre parole: non è una questione politica, è una questione giudiziaria che coinvolge direttamente l’infrastruttura amministrativa dell’Unione.
Il trauma nel PD e nel mondo progressista europeo
E qui c’è il punto politico. Mogherini è una figura simbolicamente legata al Partito Democratico e alle sue reti europee. La sinistra europea l’ha sempre presentata come modello di diplomazia civile, dialogo internazionale e trasparenza. Ora la domanda che rimbalza negli ambienti politici è brutale. Come è possibile che proprio una figura di questo tipo finisca in un’indagine per corruzione su fondi e appalti?
Non c’è ancora alcuna condanna né colpevolezza definita. Ma l’impatto simbolico, quello sì, è già devastante.
La questione reputazionale per le istituzioni UE
L’Europa predica trasparenza, anticorruzione, controllo democratico delle procedure. È proprio da Bruxelles che partono lezioni etiche verso Stati membri e Paesi terzi. E adesso, sotto esame, non ci sono Romania o Bulgaria o Malta, ma il cuore della macchina europea, con una figura apicale della sua diplomazia.
Quando l’organo anti-frode dell’UE indaga l’UE stessa, non è solo una questione di responsabilità individuale. È un’erosione della credibilità istituzionale.
La storia non finisce qui
Al momento Mogherini è stata fermata, non condannata. Ma la linea di faglia si è aperta. Se le accuse dovessero consolidarsi, ci troveremmo davanti a uno scandalo politico-istituzionale enorme, capace di indebolire l’immagine morale dell’Europa e di generare reazioni violente sul piano della fiducia pubblica. E il Partito Democratico, che ha costruito gran parte della sua identità su credibilità internazionale e radicamento europeista, rischia di subirne un contraccolpo serio.
La Redazione di National Daily Press

