La notizia della sua morte e il ricordo di un’epoca
È morta Nadia Cassini. E fa un certo effetto scriverlo, perché Nadia non era solo una figura del cinema. Era un’emulsione di carisma, humour, sensualità e carattere. Negli anni d’oro, quando entrava in studio, i fotografi raccontano che le luci sembravano aprirsi da sole, come se avessero riconosciuto la proprietaria del palco.
Gli anni d’oro del cinema italiano e l’ironia di Nadia
Un aneddoto circola ancora tra alcuni tecnici di Cinecittà. Durante una ripresa, uno dei direttori della fotografia la guardò in camera e le disse “Signora Cassini, cerchi di sedurre lo sguardo come se fosse un uomo”. Lei lo fissò con mezzo sorriso e rispose “Carissimo, guardi che ci provo sempre, solo che certi sguardi sono timidi”. La troupe esplose in una risata.
La diva che non voleva essere una bambola da esposizione
Questa era Nadia. Mai intimorita dal cliché della bambola sexy. Aveva un’ironia sorprendente e un’autoironia ancora più spiazzante. Non si prendeva troppo sul serio, cosa che faceva impazzire i giornalisti che cercavano la “diva tragica”. Una volta, quando le chiesero se il suo successo fosse dovuto al suo corpo, ribatté “Se fosse tutto merito del corpo, dovrebbero far fare film anche alle statue di marmo”.
Il periodo della malattia e la forza del sorriso
E poi c’era la seconda parte della sua storia. Quella meno glamour. La malattia, le operazioni, il ritiro. Ma anche lì, secondo testimonianze di chi l’ha frequentata negli anni più difficili, non aveva smesso di scherzare. Pare che, dopo un intervento chirurgico pesante, confidò a un’amica “Vabbè dai, ora almeno il mio viso è più europeo, finalmente somiglio a mia zia”.
Il rapporto con i media e il meccanismo della fama
Nadia aveva capito molto presto come funziona la giostra mediatica italiana. Ti esalta per ciò che sembri. Poi ti abbandona quando smetti di essere un simbolo e torni a essere una persona. Quando era sfolgorante sulle locandine, l’Italia la chiamava “bomba sexy”. Quando soffriva e cercava discrezione, molti si dimenticarono di lei.
La donna dietro il mito
Il fatto è che il suo corpo e il suo volto erano stati simboli prima ancora che parti di sé. Eppure dietro quell’immagine scolpita c’era una donna che parlava diverse lingue, prendeva decisioni, discuteva con i produttori, difendeva i propri contratti e diceva NO quando serviva. In un’epoca in cui alle donne nello spettacolo era spesso richiesto il contrario.
Un ricordo che va oltre la nostalgia
Oggi sarebbe facile ricordarla solo come un’icona sexy. Molto più difficile ricordarla come essere umano completo. Nadia Cassini non è stata la maschera del ruolo che il cinema le aveva costruito attorno. È stata una donna che ha cavalcato l’onda della giovinezza, si è fatta male con le scogliere della vita, ed è uscita dall’acqua con qualche cicatrice ma ancora con dignità.
L’eredità umana di Nadia Cassini
Forse l’omaggio più sincero che si possa farle non è la foto in bikini in bianco e nero postata sui social. È riconoscere che sotto quell’immagine patinata c’era una persona capace di ridere di sé stessa nei momenti felici e nei momenti più bui.
Nadia ci mancherai!
La Redazione di National Daily Press

