Dal 10 al 21 novembre, a Belém, Brasile, si è tenuta la trentesima edizione della COP, ossia la Convenzione delle Parti del Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici. Ogni anno i capi di Stato si riuniscono per discutere del tema, e vi partecipa anche l’Unione europea. In linea con il suo orientamento generale, quest’anno l’UE si è schierata a favore di azioni più concrete per portare a termine gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
Nel 2015, a Parigi, 194 Paesi hanno firmato un accordo per mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 °C e il più vicino possibile a 1,5 °C, entro la fine del secolo. Le parti hanno inoltre stabilito di presentare le proprie Nationally Determined Contributions (NDC), cioè i loro obiettivi individuali di riduzione delle emissioni.
Da allora, l’Unione europea si impegna a rispettare l’Accordo e ha definito un percorso chiaro per la neutralità climatica entro il 2050. Secondo un comunicato stampa della Commissione europea, l’Unione emette il 6% delle emissioni globali e, dal 1990, ha ridotto le proprie del 37%. L’obiettivo è ridurle del 55% (rispetto ai livelli del 1990) entro il 2030, anche se prima della COP30, l’UE ha presentato un nuovo e ambizioso NDC che prevede una riduzione del 66,25 – 72,5 % entro il 2035.
Sempre secondo gli stessi dati, l’UE rappresenta uno dei principali fornitori di finanziamenti internazionali per il clima a livello mondiale: insieme ai suoi Stati membri, nel 2024 ha fornito un totale di 31,7 miliardi di euro provenienti da fonti pubbliche e ha mobilitato ulteriori 11 miliardi di euro di finanziamenti privati. Questi fondi finanziano i progetti nei Paesi in via di sviluppo, contribuendo non solo a ridurre le emissioni, ma anche a rafforzare la resilienza agli effetti dei cambiamenti climatici.
Alla COP30, oltre all’Unione europea, 112 Paesi hanno presentato un totale di 85 NDC e si è constatato, purtroppo, che negli ultimi anni i livelli di temperatura globale hanno registrato un aumento, dimostrando che le traiettorie attuali non sono sufficienti.
Le parti della COP hanno quindi concordato un “Mutirão globale”, un Acceleratore globale di attuazione, uno sforzo unito e collettivo per implementare soluzioni climatiche efficaci per l’intero pianeta. Lo scopo è fornire una risposta globale al divario che persiste nei Paesi firmatari per mantenere l’obiettivo di 1,5 °C alla portata di tutti. In pratica, le parti si impegnano ad aiutare quei Paesi in difficoltà, affinché attuino i loro NDC e completino le loro relazioni biennali sulla trasparenza degli obiettivi raggiunti (altra prerogativa dell’Accordo di Parigi, indicata dalla sigla BTR).
Le più recenti relazioni delle Nazioni Unite sugli NDC e sulle BTR hanno evidenziato, infatti, che sono necessari ulteriori sforzi per adempiere all’Accordo di Parigi. In questo contesto, l’UE ha mantenuto gli impegni concordati negli ultimi anni come l’abbandono dei combustibili fossili stabilito durante la COP28, nonché il tentativo di triplicare la capacità delle proprie fonti energetiche rinnovabili e di raddoppiare il tasso globale di miglioramento dell’efficienza energetica entro il 2030. Per raggiungere tale obiettivo, insieme a una coalizione di oltre 80 Paesi favorevoli, l’UE e i suoi Stati Membri hanno avviato, sotto la guida del Brasile, un partenariato per la transizione dai combustibili fossili. Le parti hanno inoltre convenuto di accelerare l’attuazione dei percorsi per una transizione che sia la più equa possibile, riconoscendo come prerogative di questo percorso l’importanza dei diritti umani, dei diritti dei lavoratori, della parità di genere, nonché il dialogo sociale.
Le iniziative multilaterali a cui l’UE ha aderito
Parallelamente ai negoziati di Belem, l’UE ha sostenuto altre iniziative multilaterali. In stretta collaborazione con la Presidenza brasiliana, l’UE ha approvato una Dichiarazione sulla coalizione aperta per la conformità dei mercati del carbone. La dichiarazione dei leader promuove il riconoscimento della fissazione del prezzo del carbone e dei meccanismi di mercato come strumenti chiave per far progredire l’azione per il clima a livello globale e attuare i piani climatici nazionali.
Per quanto riguarda la protezione delle foreste, l’UE ha supportato l’Appello di Belem, un piano da 2,5 miliardi di dollari proposto in collaborazione con Francia, Germania, Norvegia, Belgio e Regno Unito per il bacino del Congo, rinnovando l’impegno assunto durante la COP26 di fermare la deforestazione che colpisce l’area entro il 2030.
Il 10 novembre 2025, 92 governi hanno firmato il Global Statement on Gender Equality and Climate Action (Dichiarazione sulla Parità di Genere e Azione Climatica) sancendo che la parità di genere e i diritti umani sono pilastri indispensabili di un’azione climatica efficace e inclusiva. Il documento chiede l’adozione alla Cop30 di un nuovo Gender action plan ambizioso, con impegni chiari sull’integrazione delle questioni di genere nelle politiche climatiche, partecipazione significativa delle donne, finanziamenti sensibili al genere e dati disaggregati. Inoltre, riprende e sottolinea la necessità di riconoscere l’intersezionalità e di includere donne e ragazze come protagoniste delle soluzioni climatiche.
Infine, insieme all’Osservatorio internazionale sulle emissioni di metano, la Commissione ha preso parte a una relazione sullo stato globale del metano, che mostra i progressi compiuti verso le riduzioni del metano di almeno il 30 % entro il 2030 rispetto ai livelli del 2020.

