Per convinzione siamo portati a credere che qualcuno che abbiamo amato sia morto per sempre perché lo abbiamo visto irrigidito sul catafalco, avvolto nel lenzuolo liso eletto al rango di sudario casalingo, vegliato e pianto….Ma non c’è nulla di definitivo nell’esser morti e sepolti: accade talvolta che qualcuno riesca a tornare indietro.
Esordisce così Rosa Matteucci a poche righe dall’inizio del romanzo, ripensando l’amato padre.
Questa domenica i miei coetanei stanno per ricevere la Prima Comunione e io, combattuta fra preveggenza e ricordo dei minuscoli piacere riservati ai bambini in tali solenni occasioni, decido di raggiungerli. .. Non importa se la mia famiglia non parteciperà.
La narrazione è autobiografica, fra il malinconico e l’ironia, inizia dall’infanzia: dal battesimo alla tanto desiderata Prima comunione.

Tutto faceva supporre che fra i cinque e i dieci anni , come tutte le donne della mia famiglia, avrei fatto la Prima Comunione, ovvio corollario della mia educazione cattolica inaugurata col Battesimo. “ e, l’autrice continua, descrivendo i classici regali da Prima Comunione: l’orologio di prezzo che non andava mai indossato e la classica penna d’argento simbolo di avvenuta alfabetizzazione. Entrambi riposti nel primo cassetto del como’ fino all’arrivo di qualche zingaro.
L’ autrice passa dal tono serio all’ironia o con grande disinvoltura. La scrittura è sempre ben dosata, ricca. Il lessico curato e ricercato, non appesantisce mai la lettura.
L’adolescenza arriva in fretta, il trasferimento a Venezia, la malattia della nonna, il suo desiderio di vedere la nipote all’altare a fare la Prima Comunione. Ma la scrittrice, in questo quadro agrodolce, Non potevo certo comunicarmi così conciata: imbruttita, percossa da tempeste ormonali e mestruata e, per di più marchiata dal peccato mortale di aver sputato l’ostia benedetta nel cespuglio di tuia.
Poi il viaggio in India, la morte del padre che richiama forte un desiderio di risposte che può dare solo Dio. Poi, la folgorante esperienza di Lourdes , un’esperienza con i buddhisti di Soka Gakkai, i tarocchi, rituali, uno sciamano esperto di ayahuasca, un esorcismo… la ricerca del trascendente non lascia niente d’intentato.

Rosa Matteucci, affermata scrittrice italiana, col suo primo libro “Lourdes” ha vinto il Premio Bagutta e il Premio Grinzane Cavour. Pubblica con Adelphi. Si è dedicata alla recitazione partecipando, a “Mi piace lavorare” di Francesca Comencini e “La tigre e la neve” di Robeto Benigni.
La intervistiamo:
Il Suo romanzo d’esordio s’intitola “ Lourdes “: ha sempre avuto l’attrazione per la religiosità?
Sono sempre stata attratta dalle religioni, da bambina volevo fare assolutamente la Prima Comunione, come tutti i bambini. Essendone esclusa seguitai la mia ricerca altrove( ho studiato il buddismo) ma senza trarne beneficio.

È ancora alla ricerca di trascendente ?
La ricerca del trascendente non finisce mai.
Che consiglio darebbe alla bambina Rosa Matteucci che vuole fare la Prima Comunione?
Rifare quel che ha fatto con i suoi poveri mezzi intellettuali
Da Carlo Fruttero è stata accostata a Celine, Beckett e Thomas Bernhard. Un bel riconoscimento. Ma quali sono gli autori che Lei ama e ha preso da modello?
A livello conscio non ho mai avuto modelli, mi riconosco alla perfezione nell’identikit di Fruttero. Ho amato molto Zola e tutti i Russi
Un consiglio di lettura. Un libro che ritiene importante.
H. Broch La morte di Virgilio un grande romanzo dimenticato.
Grazie
Leggerlo oggi perchè
Perché è un tuffo nel passato, scritto con grande cura e una leggerezza moderna.
neo
invoglia a leggere almeno “Lourdes”…la pila di libri sul comodino aumenta.

