Giù i dazi antidumping applicati alla pasta italiana. La notizia è confermata e rappresenta un passaggio rilevante per uno dei settori simbolo del Made in Italy agroalimentare. Ma attenzione: non siamo davanti a un’abolizione dei dazi né a una concessione politica unilaterale. Si tratta di una revisione tecnica nell’ambito di un’indagine ancora in corso, che spiega anche perché le aliquote variano da marchio a marchio.
Dazi USA sulla pasta italiana.
Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti rivede al ribasso le tariffe antidumping che, nella fase preliminare dell’indagine, aveva ipotizzato a livelli estremamente elevati, in alcuni casi prossimi al 90 per cento. Dopo l’analisi approfondita dei dati forniti dalle aziende italiane e il confronto con le autorità europee, le aliquote sono state drasticamente ridimensionate.
È fondamentale chiarirlo: questa non è ancora la decisione finale. La riduzione attuale rientra in una fase di revisione intermedia; la conclusione formale dell’indagine è attesa nelle prossime settimane, indicativamente tra febbraio e marzo. Tuttavia, lo scenario punitivo temuto fino a pochi mesi fa risulta oggi sostanzialmente superato.
Perché non è una decisione politica (e perché Trump non c’entra)
Attribuire la riduzione dei dazi a una scelta diretta di Donald Trump o a un atto politico discrezionale sarebbe scorretto. Le misure antidumping seguono procedure codificate dal diritto commerciale internazionale e sono gestite da strutture tecniche dell’amministrazione statunitense, indipendentemente dal colore politico del governo in carica.
e valutazioni si basano su costi di produzione dichiarati, prezzi di esportazione sul mercato USA, margini di profitto, coerenza dei dati contabili e livello di cooperazione delle aziende durante l’indagine.
In sintesi: non è una trattativa diplomatica, ma una verifica numerica.
Perché le percentuali sono diverse da marchio a marchio
Questo è il punto centrale dell’intera vicenda. Nel procedimento antidumping, il Dipartimento del Commercio seleziona alcune aziende come mandatory respondents, cioè imprese analizzate nel dettaglio perché rappresentative per volumi e presenza sul mercato americano.
Nel caso della pasta italiana, esamina individualmente solo due aziende. Per loro, il dazio è calcolato in modo puntuale. Tutte le altre imprese coinvolte, non analizzate singolarmente, ricevono invece una aliquota media di gruppo, come previsto dalle regole della procedura.
Ecco perché oggi convivono tre livelli di dazio: uno molto basso, uno più elevato e uno intermedio applicato alla maggioranza dei marchi.
Tutti i marchi coinvolti e le aliquote applicate
| Marchio / Azienda | Aliquota USA | Nota tecnica |
| La Molisana | 2,26% | Esaminata individualmente |
| Pasta Garofalo (Lucio Garofalo) | 13,98% | Esaminata individualmente |
| Barilla | 9,09% | Aliquota di gruppo |
| Rummo | 9,09% | Aliquota di gruppo |
| Agritalia | 9,09% | Aliquota di gruppo |
| Aldino | 9,09% | Aliquota di gruppo |
| Antiche Tradizioni di Gragnano | 9,09% | Aliquota di gruppo |
| Gruppo Milo | 9,09% | Aliquota di gruppo |
| Pastificio Cav. Giuseppe Cocco | 9,09% | Aliquota di gruppo |
| Pastificio Chiavenna | 9,09% | Aliquota di gruppo |
| Pastificio Liguori | 9,09% | Aliquota di gruppo |
| Pastificio Sgambaro | 9,09% | Aliquota di gruppo |
| Pastificio Tamma | 9,09% | Aliquota di gruppo |
Cosa cambia per l’export italiano e per i consumatori USA
La riduzione dei dazi evita un impatto pesantissimo sull’export di pasta italiana verso gli Stati Uniti, uno dei principali mercati extraeuropei. Aliquote più contenute consentono alle aziende di mantenere la presenza sugli scaffali americani, evitare rincari drastici e preservare il posizionamento premium del prodotto italiano.
Le associazioni di categoria hanno accolto positivamente la revisione, sottolineando però la necessità di vigilare sulla fase finale dell’indagine e di rafforzare il coordinamento tra imprese, istituzioni italiane e Unione Europea.
Una lezione più ampia sul commercio internazionale
La vicenda della pasta italiana conferma una realtà spesso ignorata: nel commercio globale contano i dossier, non gli slogan. Il Made in Italy resta una forza straordinaria, ma non è uno scudo automatico. Trasparenza, struttura industriale e solidità contabile sono oggi elementi decisivi quanto la qualità del prodotto.
La pasta italiana resta un’eccellenza mondiale. Ma anche l’eccellenza, quando entra nei mercati globali, deve saper difendere i propri numeri.
La Redazione economica di National Daily Press

