Madrid, primo novembre del 1700, Carlo II d’Asburgo, Re di Spagna e dell’Impero d’oltremare di Spagna, Sicilia e Sardegna, Duca di Milano, Sovrano dei Paesi Bassi spagnoli, Conte Palatino di Borgogna e, come Carlo V, Re di Napoli, muore senza eredi.
Tutta l’Europa è col fiato sospeso.
Il Borbone Luigi XIV, Re di Francia, che in gran segreto aveva concluso con Inghilterra e Province Unite un trattato di spartizione della monarchia spagnola (marzo 1700), rimane amaramente sorpreso quando scopre che l’ultimo sovrano asburgico di Spagna lascia scritto nel testamento che il futuro erede non sarà lui ma suo nipote Filippo d’Angiò.
Ancora più amara sarà la reazione dell’Imperatore del Sacro Romano Impero, Leopoldo, il quale aveva riposto speranze, avvalorate dal fatto di essere cognato del defunto Re.
Sebbene l’intento testamentario di Carlo II prevedeva una precisa clausola di separazione fra i Regni francese e spagnolo, questo non convinse assolutamente Inghilterra, Paesi Bassi e Austria che, per scongiurare una concentrazione di potere e territori nelle mani dei Borbone, formarono la Grande Alleanza dell’Aia ( 1701) in contrapposizione a Francia, Spagna e Baviera.
Di notevole rilievo in questo scenario fu il ruolo esercitato dai Savoia nelle figure di Eugenio e Vittorio Amedeo.
Nominato Presidente del Consiglio aulico di guerra direttamente dall’Imperatore, Eugenio condusse l’esercito austriaco, insieme agli alleati inglesi guidati dal Duca di Marlborough, alla determinante vittoria a Blindheim contro le truppe franco bavaresi, sottomettendo la Baviera all’autorità austriaca e dando una decisiva svolta al conflitto (nello stesso anno gli inglesi occuparono la rocca di Gibilterra, nodo strategico che da allora è rimasto alla corona britannica).
Il Ducato di Savoia, incastrato tra la Francia e il milanese (nelle mani della Spagna) era geo-strategicamente fondamentale, costituendo di fatto un corridoio naturale tra i due territori, motivo per il quale Luigi XIV spinse il Duca Vittorio Amedeo ad una alleanza quasi forzata con le forze franco ispaniche; ma, sostenuto dal cugino Eugenio, ebbe l’intuizione politica di cambiare bandiera abbracciando la causa imperiale. Una eventuale vittoria austriaca avrebbe di fatto garantito la totale indipendenza dello Stato Sabaudo. l’Imperatore come contropartita aveva infatti promesso il Monferrato, parte della Lomellina e della Valsesia, il Vigevanasco e una parte della provincia di Novara. Restare con la Francia invece avrebbe significato rimanere sotto la sua orbita reprimendo un sogno di autonomia. Il rischio era enorme, perché una eventuale vittoria Borbonica avrebbe di fatto spazzato via il Ducato dalle cartine, ma oramai il dado era tratto e, nell’autunno del 1703, con gli accordi di Torino, la scelta di campo effettuata dal Duca Vittorio Amedeo trascinò Luigi XIV ad avviare le operazioni belliche in Savoia e Piemonte.
Nel maggio 1706, 40 mila soldati franco spagnoli assediarono Torino difesa da 10 mila soldati sabaudi. Grazie al sistema di gallerie scavate sotto le mura, i piemontesi riuscirono a tenere testa al ben più numeroso esercito nemico e fu grazie all’atto eroico di un minatore, Pietro Micca, che le sorti del conflitto si indirizzarono in favore delle truppe comandate dai Savoia. Si sacrificò facendo esplodere una carica per bloccare l’accesso dei francesi a una galleria, salvando la Cittadella.
Fu poi nella battaglia decisiva del settembre 1706 che il Principe Eugenio costrinse finalmente alla ritirata i nemici d’oltralpe, liberando Torino.
La penisola iberica diventava ora il cuore del conflitto. Si scatenò una vera e proprio guerra civile.
In Castiglia Filippo V e in Catalogna Carlo III, proclamato Re a Barcellona, diedero vita ad una vera e propria guerra civile con accuse reciproche di essersi venduti allo straniero.
Ma come in una sceneggiatura di un thriller ecco che nel 1711 muore l’imperatore Giuseppe e Carlo ne eredita la corona. Inghilterra e Olanda, non potendo accettare un accentramento del potere come si era voluto evitare precedentemente nel caso Franco – Spagnolo, spinsero per una immediata risoluzione del conflitto, sancendo, con la pace di Utrecht ( 1713), la fine delle ostilità.
Filippo V venne riconosciuto come Re di Spagna, (con la precisa clausola di separazione tra la corona francese e quella spagnola) ma perdendo quasi tutti i possedimenti in Europa, (Milano, Napoli, Sardegna e Paesi Bassi spagnoli passano all’Austria, la Sicilia ai Savoia) mentre Gibilterra e Minorca passarono ufficialmente all’Inghilterra.
A Barcellona la guerra continuò ancora per un anno, fino all’11 settembre 1714, quando Filippo V entrò trionfante in città.
Tutta la vecchia conformazione statale composta da cortes, diritto civile e milizie locali cadde, andandosi ad imporre una struttura centralizzata castigliana sul modello assolutista francese.
La ferita fu cosi pesante che ancora oggi, ogni 11 settembre, in quelle terre si celebra la giornata nazionale catalana.
Federico Gatti

