Lorrie Moore
è una scrittrice statunitense. Scrive da sempre racconti e romanzi caratterizzati da humor e ironia. Attualmente insegna anche alla University of Wisconsin. Ha vinto numerosi premi letterari ed è stata ammessa all’American Academy of Arts and Letters. “Sono senza casa, se questa non è la mia” è il suo ultimo romanzo e ha vinto il National Book Critics Circle Awawrd for Fiction nel 2023.
Conosciamo Finn, il protagonista, mentre sta andando in un hospice a trovare il fratello Max malato terminale di cancro. Finn è afflitto dalla situazione: ama il fratello e non ha avuto un rapporto stabile con lui negli ultimi anni ( tanto che gli chiede se la figlia abbia 2 o 3 anni) . Pensa di raccontargli qualcosa di divertente per stemperare la tensione: gli racconterà di quando la proprietaria di casa l’ha mandato a comprare un copri water e lui ne ha provati tanti su indicazione del commesso del negozio ma con l’unico desiderio di avere un po’ d’intimità.
Siamo già Finn dalle prime righe del romanzo, col cuore.
Siamo quel fratello di mezza età, sincero, autentico, sognatore, precario al lavoro perché insegnante mai allineato e non appagato sentimentalmente perché fidanzato da anni con una ragazza problematica.
Dopo aver parlato di futilità e di basket, grande passione di Max, la chiacchierata verterà su Lily, storica fidanzata di Finn, e dei suoi continui tentativi di suicidio. Parlare di suicidio in un hospice è quasi kafkiano. Raccontare tutto ciò a uno che stava morendo davvero sottolineava l’assurdità, il mistero e l’incomprensibile spreco di chi vuole farsi fuori. Il solo pensare al suicidio in un posto simile era un’oscenità.

Stupide banalità ritardano il ritorno di Finn
Caso vuole che, mentre ne stanno parlando, Finn, riceve la telefonata di un amico perché si rechi subito a casa da Lily ma, quando Finn arriva, Lily è già morta e sepolta. Qui la scrittrice ci fa cogliere il grande amore che Finn provava per Lily con immagini inconsuete.
(Finn) conosceva Lily come il dorso delle sue mani, vale a dire non li osservava mai con troppa attenzione, era troppo preso a guardarsi i palmi. Però l’aveva sempre amata a quel suo modo necessario, contorto, doloroso. In poche righe qui l’autrice racchiude anni di rapporto fra i due.
Ne leggiamo tutta la tristezza, la difficoltà, le incomprensioni, trascinate per anni.
Quando Lily era in vita per un po’ lui poteva dimenticarsi di lei sapendo che tra non molto l’avrebbe rivista, ma adesso che era morta, riempiva tutto lo spazio nella sua testa, come fumi tossici. Lei era ineludibile.
Finn cerca la fossa dove è stata sepolta Lily. Sente un fruscio dietro di se’ e vede Lily che gli dice una frase che si dicevano spesso “ speravo che arrivassi prima”

Lily appare macabra e benevola . Ricorda la Sposa Cadavere di Tim Burton. Avvolta nel sudario bianco, gli occhi grigi di sempre ma, in bocca, un po’ di terra e un verme che gli esce dal collo. Ha un corpo che si sta disfacendo ed ha urgenza di essere sepolta. Qui inizia un viaggio dolce amaro alla ricerca del posto dove Lily vuole essere sepolta fra rievocazioni del passato, battute spiazzanti e desiderio di fumare erba.
Il romanzo è triste e ironico. Si piange e si ride con un equilibrio perfetto. Una scrittura semplice ma d’impatto. La scrittrice dipinge immagini molto originali per descrivere la realtà, spesso tratte dalla natura. Lui e Lily erano uccelli acquatici, accoppiati per tutta la vita ma che spesso conducevano esistenze separate in qualche altra zona del parco o del laghetto.
C’è molta attenzione ai dialoghi che sono freschi, sinceri, realistici; caratterizzano bene i personaggi e le sensazioni che provano.

Leggere questo romanzo perché
È una favola moderna ma con tutta la cruda realtà della vita
Neo
Bisogna superare le prima 10 pagine.

