Milano non ha più bisogno di dimostrare di essere una città internazionale. Lo raccontano i numeri, gli investimenti, le università, le manifestazioni che ogni anno richiamano visitatori da tutto il mondo. Lo si vede durante le settimane della moda e del design, nei nuovi quartieri direzionali, nelle grandi trasformazioni urbane.
La questione, oggi, è un’altra: Milano vuole essere soltanto una città da visitare e nella quale investire, oppure anche un luogo in cui le persone possano continuare a vivere?
Negli ultimi tre anni la metropoli avrebbe perso, nei trasferimenti interni, oltre 22 mila residenti. A compensare questa uscita sono soprattutto gli arrivi dall’estero, insieme alla presenza di studenti fuori sede, turisti e investitori. Milano, quindi, continua ad attirare chi la guarda da lontano, ma incontra sempre più difficoltà nel trattenere chi la vive ogni giorno.
È in questa distanza tra attrattività e vita quotidiana che si gioca una parte importante del futuro della città.
Governare la crescita
Moda, design, finanza, università e grandi eventi hanno reso Milano il principale motore economico italiano. È un risultato evidente, costruito nel tempo e rafforzato dalla capacità della città di aprirsi al mondo.
Una crescita di queste dimensioni, però, non si governa da sola. Servono scelte coordinate e una visione che non cambi a ogni scadenza elettorale.
Giovanni Bozzetti , presidente di Fondazione Fiera Milano , ha proposto una cabina di regia che coinvolga istituzioni, imprese e parti sociali, con l’obiettivo di definire il percorso verso il 2035. L’idea può essere utile, a condizione che non si trasformi nell’ennesimo luogo di confronto privo di conseguenze.
Per funzionare, una cabina di regia dovrebbe avere pochi obiettivi verificabili, risorse definite, un calendario pubblico e responsabilità attribuite con chiarezza. Soprattutto, dovrebbe rendere conto periodicamente dei risultati ottenuti.
I grandi eventi non bastano
Da Expo 2015 alle Olimpiadi invernali, Milano ha dimostrato di saper organizzare appuntamenti di richiamo mondiale. Le settimane della moda e del design confermano ogni anno questa capacità.
I grandi eventi portano investimenti, visibilità e opportunità. Ma una città non vive soltanto nei giorni in cui alberghi, ristoranti e vie del centro sono pieni. Vive anche nei mesi ordinari, quando i residenti devono andare al lavoro, accompagnare i figli a scuola, trovare un medico, prendere un mezzo pubblico o fare acquisti nel proprio quartiere.
Il rischio è che Milano diventi una vetrina sempre più curata, ma accessibile soltanto a chi dispone di redditi elevati. Una città piacevole per un soggiorno breve e molto più complicata per chi deve affrontarne ogni giorno i costi.
Per questo la promozione internazionale non può essere separata dalla qualità dei servizi locali. L’immagine di Milano dipende anche da ciò che accade nelle stazioni, sui mezzi pubblici, nelle periferie e lungo le strade commerciali che hanno perso negozi e attività.
Il problema della casa viene prima degli altri
La questione abitativa è probabilmente il punto più urgente. I prezzi di acquisto e i canoni di locazione sono diventati difficili da sostenere per una parte crescente della popolazione.
Non riguarda soltanto chi si trova in una condizione di fragilità economica. Il problema coinvolge studenti, insegnanti, infermieri, impiegati e giovani professionisti. Persone che lavorano o studiano a Milano, ma che spesso non riescono a permettersi di abitarci.
Quando una stanza assorbe una parte rilevante dello stipendio, l’attrattività della città cambia significato. Restare a Milano diventa una scelta faticosa, mentre costruirvi un progetto familiare appare ancora più difficile.
Occorre quindi un programma abitativo di dimensioni adeguate alla situazione. Servono più alloggi pubblici e convenzionati, il recupero degli immobili inutilizzati e regole capaci di favorire gli affitti di medio e lungo periodo. È necessario anche ragionare su scala metropolitana, perché il mercato della casa e gli spostamenti quotidiani non si fermano ai confini amministrativi del Comune.
Senza interventi strutturali, Milano rischia di perdere proprio le persone necessarie al suo funzionamento. Una città nella quale non possono abitare insegnanti, operatori sanitari, lavoratori dei servizi e giovani qualificati finisce per compromettere il proprio equilibrio sociale ed economico.
La sicurezza passa anche dai quartieri
Il tema della sicurezza viene spesso affrontato quasi esclusivamente attraverso il controllo del territorio. La presenza delle forze dell’ordine è importante, ma non esaurisce il problema.
Una strada frequentata, illuminata e piena di attività offre condizioni molto diverse rispetto a una strada nella quale, dopo una certa ora, tutte le serrande sono abbassate. Negozi, cinema, biblioteche, centri sportivi e luoghi di incontro contribuiscono a creare una forma quotidiana di presidio.
La chiusura delle attività di vicinato non produce soltanto conseguenze economiche. Riduce la socialità, indebolisce i rapporti tra residenti e rende alcune zone meno accoglienti, specialmente nelle ore serali.
Difendere il commercio locale e sostenere i luoghi culturali di quartiere significa quindi contribuire anche alla sicurezza urbana. Non è una soluzione alternativa al controllo, ma un elemento complementare. I quartieri più vivi sono generalmente anche quelli nei quali le persone si sentono meno sole e più protette.
Un’eredità olimpica utile anche dopo i Giochi
Le grandi manifestazioni hanno valore quando lasciano qualcosa che continua a funzionare una volta spenti i riflettori. Per gli impianti sportivi, questo significa progettare strutture accessibili alle scuole, alle associazioni e ai cittadini, evitando opere utilizzate soltanto durante l’evento.
Lo stesso principio dovrebbe guidare gli investimenti nei trasporti. Milano e il suo territorio metropolitano funzionano già come un unico sistema, ma chi si sposta ogni giorno incontra ancora differenze nelle tariffe, nei collegamenti e nella qualità del servizio.
La mobilità dovrebbe essere organizzata partendo dai percorsi reali delle persone. Bigliettazione digitale, integrazione tariffaria e collegamenti più efficienti devono comprendere l’intera area metropolitana. Non sono interventi utili soltanto ai visitatori: riguardano soprattutto pendolari, studenti e lavoratori.
Se l’eredità olimpica contribuirà a migliorare questi aspetti, non sarà soltanto il ricordo di un evento ben organizzato. Diventerà un investimento utile alla vita quotidiana della città.
La Milano del 2035
Il 2035 non è così lontano. Le decisioni prese oggi sull’abitare, sui trasporti, sui quartieri e sui servizi determineranno il tipo di città che Milano diventerà nei prossimi anni.
La competitività internazionale resta fondamentale, ma non può essere considerata separatamente dalla qualità della vita. Una metropoli è davvero attrattiva quando richiama investimenti e talenti, ma anche quando permette alle persone di restare, mettere radici e immaginare il proprio futuro.
Milano ha già dimostrato di saper cambiare rapidamente e di saper parlare al mondo. Ora deve affrontare una sfida meno spettacolare, ma forse più difficile: tornare a essere una città nella quale vivere non sia un privilegio.
Il successo della Milano del 2035 non potrà essere misurato soltanto attraverso il numero di turisti, eventi o nuovi progetti immobiliari. Bisognerà capire quante persone avranno ancora la possibilità di chiamarla, semplicemente, casa.
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Foto: Supporto IA

