Buongiorno cari lettori. Se siete arrivati sino a qui credo che non lascerete sino al termine questa affascinante Saga. Nessun timore però. Ho già in serbo per voi altre storie interessanti su alcune delle organizzazioni più famose. Non vi dico, non svelo ora il Mistero…
Eccoci per ora di nuovo con i nostri monaci guerrieri
TEMPLARI – La storia dietro la leggenda | Puntata 5
Dimenticate per qualche minuto il Santo Graal. La vera storia dei Templari è già abbastanza incredibile.
All’alba di venerdì 13 ottobre 1307, in numerose località della Francia, gli uomini del re si presentarono alle case dell’Ordine del Tempio.
Non si trattava di un’iniziativa improvvisata e neppure dell’esplosione incontrollata di una persecuzione religiosa. L’operazione era stata preparata in segreto e gli ordini reali erano stati inviati settimane prima agli ufficiali della Corona, con istruzioni destinate a essere eseguite contemporaneamente.
Nel giro di poche ore, uomini appartenenti a uno degli ordini religiosi e militari più potenti della cristianità passarono dalla condizione di monaci guerrieri protetti dal prestigio e dai privilegi papali a quella di prigionieri accusati di eresia.
Tra gli arrestati c’era anche il Gran Maestro Jacques de Molay.
Cominciava così uno dei processi più controversi del Medioevo.
L’ordine era partito quasi un mese prima
La macchina si era messa in movimento almeno dal 14 settembre 1307.
Quel giorno Filippo IV di Francia, passato alla storia come Filippo il Bello, fece inviare ai propri funzionari territoriali le disposizioni segrete per preparare l’arresto dei Templari presenti nel regno.
Le accuse contenute nell’ordine erano devastanti. I membri del Tempio venivano indicati come responsabili di pratiche eretiche compiute durante le cerimonie segrete di ammissione all’Ordine. Si parlava del rinnegamento di Cristo, di sputi sulla croce, di baci osceni, di rapporti omosessuali e dell’adorazione di misteriosi idoli.
Non erano accuse pensate per provocare una semplice indagine disciplinare. Se dimostrate, potevano distruggere l’Ordine.
Il 22 settembre anche l’inquisitore di Francia Guglielmo di Parigi inviò disposizioni ai domenicani perché fossero pronti a ricevere le confessioni. L’obiettivo appare evidente, quando fossero scattati gli arresti, l’apparato necessario agli interrogatori doveva essere già pronto.
Non c’era ancora la TV ma la macchina del fango era già stata inventata e già funzionava benissimo.
Perché Filippo voleva distruggerli?
Questa è la domanda che attraversa l’intera vicenda. Filippo IV governava una monarchia impegnata in un difficile processo di rafforzamento dello Stato e aveva continuamente bisogno di denaro. Durante il suo regno si era scontrato con il papato, aveva imposto pesanti misure fiscali e aveva già colpito altri gruppi economicamente rilevanti.
I Templari rappresentavano qualcosa di particolare.
Possedevano terre e ricchezze, disponevano di una rete internazionale e godevano di privilegi concessi dalla Chiesa. Inoltre, come abbiamo visto nelle puntate precedenti, avevano avuto un ruolo importante nella gestione finanziaria della monarchia francese.
Ma ridurre tutto alla frase “Filippo doveva soldi ai Templari e quindi li fece arrestare” sarebbe troppo semplice.
Esisteva un problema ancora più grande. Dopo la perdita definitiva dei grandi possedimenti cristiani in Terrasanta, la funzione originaria degli ordini militari era diventata più difficile da giustificare. La caduta di Acri nel 1291 aveva privato i Templari della principale ragione storica che ne aveva legittimato per quasi due secoli ricchezza, autonomia e privilegi.
A che cosa serviva ormai un potentissimo ordine militare internazionale se non aveva più una Terrasanta da difendere? Filippo il Bello aveva probabilmente compreso che quello era il momento in cui il Tempio era più vulnerabile.
Il re aveva però un problema, si chiamava Papa Clemente V.
I Templari non erano un ordine del re di Francia. Dipendevano dal Papa.
Filippo non avrebbe quindi dovuto poter decidere autonomamente la loro distruzione. Le eventuali accuse di eresia contro un ordine religioso appartenevano alla sfera ecclesiastica. Sul trono pontificio sedeva allora Clemente V, un papa francese la cui posizione nei confronti del potente sovrano era estremamente delicata.
Filippo decise di muoversi prima che Roma potesse controllare la situazione. Gli arresti del 13 ottobre misero infatti Clemente V davanti al fatto compiuto. Quando ricevette la notizia, il Papa reagì con irritazione proprio perché l’intervento della monarchia rappresentava un’invasione delle prerogative ecclesiastiche.
Ma ormai centinaia di Templari erano nelle mani degli uomini del re. E stavano cominciando a confessare.
Il venerdì che cambiò tutto
La mattina del 13 ottobre 1307 l’operazione scattò in tutta la Francia.
Gli ufficiali reali arrestarono i membri dell’Ordine e presero il controllo delle loro proprietà. La simultaneità dell’azione resta uno degli elementi più impressionanti della vicenda. In un’epoca senza telefoni, radio o comunicazioni istantanee, la monarchia francese era riuscita a organizzare un intervento coordinato su un territorio vastissimo mantenendone sufficientemente segreto l’obiettivo.
I Templari non reagirono con quella forza militare che la loro fama avrebbe potuto far immaginare. Non ci furono eserciti templari schierati contro Filippo.
Dopo la perdita della Terrasanta, molti membri presenti nelle case europee non erano cavalieri pronti alla battaglia, mentre l’Ordine non disponeva in Francia di un esercito concentrato capace di affrontare improvvisamente la monarchia.
La macchina da guerra raccontata nella puntata precedente non esisteva più nelle condizioni che l’avevano resa temibile in Oriente.
Anche Jacques de Molay finì nelle mani del re
Tra gli arrestati c’era il personaggio più importante di tutti, Jacques de Molay, Gran Maestro dell’Ordine. La sua cattura diede immediatamente all’operazione un peso enorme.
Poco tempo prima Molay si trovava ancora inserito normalmente nella vita pubblica della corte francese. Il giorno precedente agli arresti aveva partecipato alle esequie di Caterina di Courtenay, parente della famiglia reale. È uno degli aspetti più inquietanti della vicenda.
Mentre il Gran Maestro partecipava pubblicamente a una cerimonia accanto all’élite del regno, l’apparato reale aveva già preparato da settimane l’operazione che avrebbe distrutto il suo Ordine. Il giorno dopo era un prigioniero.
Poi cominciarono gli interrogatori
Arrestare i Templari non bastava. Filippo aveva bisogno di confessioni. Ed è qui che la storia diventa molto più oscura.
Le accuse riguardavano soprattutto ciò che sarebbe accaduto durante le cerimonie segrete di ingresso nell’Ordine. Ai nuovi membri sarebbe stato ordinato di rinnegare Cristo e sputare sulla croce; sarebbero stati praticati baci rituali considerati osceni e sarebbe esistita una forma di adorazione di un idolo. Nel giro di settimane numerosi Templari francesi confessarono almeno una parte delle accuse.
Confessò anche Jacques de Molay. Ma esiste un particolare che cambia radicalmente il valore di molte di quelle dichiarazioni. La tortura fu ampiamente utilizzata durante gli interrogatori.
Il problema diventa quindi enorme per lo storico. Un uomo che confessa sotto tortura sta raccontando ciò che ha realmente fatto oppure ciò che pensa che il torturatore voglia sentirsi dire?
Il meccanismo della confessione
Le procedure inquisitoriali e giudiziarie medievali attribuivano grande importanza alla confessione.
Se decine di membri dello stesso Ordine ammettevano di avere partecipato a rituali eretici, Filippo poteva presentare il caso non più come una semplice accusa politica, ma come la scoperta di una corruzione religiosa diffusa all’interno del Tempio. E proprio questo accadde. Nulla di uovo sotto questo sole.
Tra ottobre e novembre molti prigionieri ammisero alcune delle pratiche contestate e Filippo utilizzò quelle confessioni per rafforzare la propria posizione. Il re scrisse anche agli altri sovrani cristiani chiedendo che seguissero il suo esempio. Ma fuori dalla Francia le cose non sarebbero andate sempre nello stesso modo. Ed è un elemento fondamentale.
Se l’eresia fosse stata una pratica uniforme e strutturale dell’Ordine, ci si potrebbe aspettare risultati relativamente simili ovunque. I procedimenti condotti in altri territori europei produssero invece quadri differenti e le confessioni più impressionanti emersero soprattutto dove vennero applicate le forme più dure di coercizione.
La questione era tutt’altro che chiusa.
Clemente V reagisce
Il Papa comprese immediatamente la gravità del problema. Non poteva semplicemente accettare che il re di Francia avesse deciso autonomamente il destino di un ordine sottoposto all’autorità pontificia.
Il 27 ottobre 1307 Clemente V manifestò formalmente il proprio disappunto. Poi, il 22 novembre, ordinò che i Templari fossero arrestati anche negli altri territori della cristianità, ma questa volta nell’ambito di un procedimento ecclesiastico. La decisione può sembrare una vittoria di Filippo.
In realtà cominciava una lunga battaglia per il controllo del processo. Il Papa avrebbe successivamente sospeso l’azione degli inquisitori francesi e cercato di riportare l’inchiesta sotto l’autorità della Chiesa. Il re aveva conquistato i prigionieri.
Non aveva ancora conquistato il processo!
E il tesoro dei Templari?
Naturalmente non possiamo dimenticare la domanda che alimenta da sette secoli la leggenda. Quando gli uomini di Filippo entrarono nelle proprietà templari, trovarono il favoloso tesoro dell’Ordine?
Non abbiamo alcuna prova di quella montagna d’oro che l’immaginario successivo avrebbe nascosto in qualche luogo segreto. Esisteva certamente un grande patrimonio templare, ma come abbiamo visto era costituito in larga parte da terre, edifici, diritti e rendite.
Eppure la rapidità degli arresti, l’assenza di una resistenza organizzata e l’incertezza sulla consistenza delle ricchezze liquide dell’Ordine alimentarono inevitabilmente una domanda.
Qualcuno era stato avvertito? Una parte del denaro era stata spostata? Navi templari erano riuscite a lasciare la Francia?
A queste domande dedicheremo un’intera puntata, perché proprio da quel venerdì mattina nasce gran parte della leggenda del tesoro scomparso dei Templari.
Prima, però, dobbiamo entrare nelle stanze degli interrogatori. Dobbiamo capire che cosa confessarono davvero quegli uomini e soprattutto perché un ordine nato per difendere la fede cristiana fu improvvisamente accusato di rinnegare Cristo, sputare sulla croce, praticare rituali sessuali e adorare un misterioso idolo. Un nome, soprattutto, attraverserà i secoli. Baphomet.
Giulio Valerio Santini
Nella prossima puntata
Eresia, sesso, idoli e Baphomet. Di cosa furono davvero accusati i Templari?
Entreremo negli atti del processo per separare ciò che i Templari confessarono, ciò che venne ottenuto sotto tortura e ciò che nei secoli successivi è stato aggiunto alla storia. Perché il Baphomet che oggi conosciamo potrebbe avere molto poco a che vedere con quello di cui parlavano gli inquisitori del Trecento.
VERO, PROBABILE O LEGGENDA?
I Templari furono arrestati venerdì 13 ottobre 1307: VERO. L’operazione scattò in Francia su ordine di Filippo IV.
Gli arresti erano stati preparati segretamente in anticipo: VERO. Il 14 settembre 1307 il Consiglio di Filippo IV adottò la decisione di arrestare simultaneamente i Templari presenti nel regno; l’operazione sarebbe scattata il 13 ottobre.
Jacques de Molay fu arrestato: VERO. Il Gran Maestro finì nelle mani degli uomini del re insieme agli altri dirigenti templari presenti in Francia.
I Templari opposero una grande resistenza armata: FALSO. L’operazione riuscì senza una guerra aperta tra l’Ordine e la monarchia francese.
Furono torturati: VERO. La tortura venne utilizzata negli interrogatori francesi e rappresenta un elemento essenziale per valutare l’attendibilità delle confessioni.
Filippo li arrestò soltanto perché doveva loro dei soldi: SEMPLIFICAZIONE. Gli interessi economici facevano parte del contesto, ma il conflitto coinvolgeva anche potere monarchico, autonomia dell’Ordine, rapporti con il papato e crisi della funzione templare dopo la perdita della Terrasanta.
Il venerdì 13 porta sfortuna a causa dell’arresto dei Templari: LEGGENDA MODERNA. Il collegamento popolare tra venerdì 13 e gli arresti templari non è supportato da una solida continuità storica medievale.
Il tesoro templare scomparve la notte precedente agli arresti: NON DIMOSTRATO. È uno dei nuclei più famosi della leggenda successiva, ma non possiamo presentarlo come fatto storico.
Fonti essenziali
Treccani:
Storia della civiltà europea, “Gli ordini religioso-militari” – per gli arresti del 13 ottobre 1307, le accuse mosse ai Templari, l’impiego della tortura e il processo promosso da Filippo IV.
Dizionario Biografico degli Italiani, “Clemente V” – per i rapporti tra Filippo il Bello e il pontefice, la decisione del 14 settembre 1307, gli arresti e la reazione papale del 27 ottobre.
Enciclopedia dell’Arte Medievale, “Templari” – per la crisi degli ordini militari dopo la caduta di Acri, il contesto politico della persecuzione e lo sviluppo del processo.
Barbara Frale, Archivium audientiarum processus contra Ordinem Militiae Templi. Un nuovo metodo di catalogazione informatica e di studio statistico sul processo contro l’Ordine del Tempio (1307-1312), Reti Medievali Rivista – studio delle fonti processuali relative ai Templari.
Malcolm Barber, The Trial of the Templars, Cambridge University Press – riferimento internazionale fondamentale per la ricostruzione critica del processo.
Alain Demurger, Vie et mort de l’ordre du Temple – riferimento internazionale per la storia dell’Ordine e della sua soppressione.
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